Vendita delle spiagge, Venneri (Legambiente): “Soluzione becera che fa nascere molti rischi”

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Totò e Nino Taranto nel famosissimo film Totòtruffa ’62 vendono la fontana di Trevi ad un italiano di ritorno dall’America. Venerdì scorso questa stupenda pellicola è tornata in mente ai meno giovani apprendendo la notizia che tra le migliaia di proposte di modifica alla Legge di Stabilità c’è n’è anche una firmata dal Pdl che prevede la vendita delle spiagge per recuperare 5 miliardi di euro. Come facilmente prevedibile l’ipotesi ha subito innescato forti polemiche. Per cercare di capire meglio cosa si nasconde dietro questa iniziativa abbiamo sentito Sebastiano Venneri, responsabile Mare di Legambiente. 
E’ esagerato parlare di vendita delle spiagge?
“No perché si parla, per essere precisi, di vendita delle porzioni di territorio sul quale insistono le parti coperte degli stabilimenti balneari, quindi porzioni di spiagge”.

E’ legale fare una cosa del genere ?
“Attualmente no. I beni dello Stato si dividono in patrimonio disponibile, patrimonio indisponibile e demanio che è una cosa diversa rispetto al patrimonio perché esso non contiene il concetto di proprietà e quindi è inalienabile. Il demanio è il bene pubblico per eccellenza. Per poter vendere le spiagge occorre sdemanializzarle e questo è quello che infatti propone il Pdl”

Perché con la scusa di reperire risorse si sta arrivando a tanto?
“Si tratta di un vecchio sogno nel cassetto dei titolari degli stabilimenti. Anche Tremonti ci ha provato anni fa con la cosiddetta vendita del diritto di superfice, ma il tentativo non è andato in porto. Dietro l’operazione riproposta oggi c’è il tentativo di risolvere, in un modo sbagliato, un problema oggettivo che è quello della durata delle concessioni.”

In cosa consiste esattamente questo problema?
“La cosiddetta direttiva europea Bolkenstein (che in Italia non è stata ancora recepita ndr) prevede di mandare a gara le concessioni delle spiagge ogni 4 anni. Per come è strutturato il sistema concessionario italiano è una durata troppo breve che favorirebbe i grandi attori rispetto ai piccoli tipicamente a conduzione familiare. Però la soluzione a questo problema non è certo la vendita delle spiagge. Questa è una risposta becera che fa nascere molti rischi”.

Che tipo di rischi?
“In primo luogo il rischio di una cementificazione dei litorali. Se divento proprietario di un pezzo di territorio è chiaro che faccio investimenti pesanti che prima non avrei fatto a causa dell’incertezza e dei maggiori vincoli esistenti. Si corre cioè il rischio di un gigantismo delle strutture a danno dell’ambiente e del paesaggio”.

Come fare quindi per andare incontro alle richieste dei concessionari senza però mettere a repentaglio l’ambiente?
“E’ molto semplice. Facendo in modo che la durata delle concessioni sia maggiore dei 4 anni proposti dalla direttiva Bolkenstein ma senza arrivare alla vendita. Le spiagge devono rimanere demanio affinché lo Stato abbia sempre il coltello dalla parte del manico e possa intervenire per ritirare i diritti di concessione in caso di mancato rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici esistenti”.

Da alcuni dati pubblicati dai Verdi emerge che in Italia le concessioni sono 30.000, gli stabilimenti 15.000. Nel 2012 l’incasso per lo Stato è stato pari a 102 milioni di euro a fronte di un fatturato del settore pari a 10 miliardi di euro. Il costo medio di ogni concessione è stato pari a 3400 euro. Non le sembra un costo eccessivamente basso?
“Assolutamente sì. E’ un problema ammesso dagli stessi titolari degli stabilimenti balneari che riconoscono di pagare molto poco e in maniera non corretta, perché è chiaro che il costo di una concessione in Versilia non può essere uguale a quello in una località sperduta con poco flusso turistico. C’è un problema di aggiornamento dei canoni, ma più in generale direi di regolamentazione del settore, che se fosse stato affrontato per tempo non avrebbe portato alla situazione attuale. E’ una vicenda tipicamente italiana fatta di ritardi e di privilegi accumulati che rischia di essere travolta dalla direttiva Bolkenstein e alla quale si cerca di porre rimedio con una proposta sbagliata come la vendita delle spiagge”.

11 novembre 2013
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